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riccardo cavallo
ridicendosi niente a che fare qui via di qui via dal punto non avendo altra scelta che scrivere la propria via d'uscita, una donna forse anche o ben più d'una fra riosecco san giacomo e frabosa ecco da quelle parti lì di un'immortalità sottratta persino all'eterno, una stanza piena di giocattoli, un sacrario metatestuale ove fuggire e restare in un moto fuori d'ogni definizione e controllo, il sipario che si apre e si chiude senza posa sul cancan fra il fiume e lo scintillio di vassoi e bottiglie, un buio fa tutto ancor più splendido, aquiloni sempre più in alto nel cielo schiuma trabocca da boccali quanta vita quanto amore
: recognitiones-ii.blogspot.com
9.1.24
10.3.22
10.9.21
riccardo cavallo
Fedra, Ippolito, fra Racine ed Euripide; il circuito incestuoso mai attualizzato ma incombente - la
predatrice è Venere, per intero attaccata alla sua preda. Ma l’assassino è il pudore, nelle sue forme più
svariate, vergogna, senso di colpa preventivo, ritegno; dilaniamento e suicidio gli fan compagnia. Fra
1150 e 1200 i trovatori e gli estensori delle razos e della vidas articolano i presupposti di un’altra
scena:
….
que ac nom Madonna d’Aia, aquella que dis al cavalier de Cornil qu’ella no l’amaria, si
el no le cornava el cul. Filigrana o fantasmatica dell’unicorno? Stilnovismo ed amor cortese in nuce?
Insostenibile sia filologicamente che sul piano della critica letteraria, che d’altra parte
allignando fra giornalismo e accademia non può neppure sfiorare tali questioni.
Marcel Mariën, De Sade à Lenine (1945)
10.8.21
Riccardo Cavallo : Romance zero tre quattro
Miriadi d’ancelle magiche e fulgidi araldi.
Nell’annichilimento e svuotamento di ogni comunicazione.
Scoperta di un motivo sigillo grafico cinese ad elva.
Ferite incurabili e fallimenti che hanno lasciato il segno. lunghe storie di morte e di dolore, riflussi, i seventies…
g. sul non avere un interno, ella era convessità e pienezza
(perché) c’è una storia? Affermativamente.
Tigri di nebbia e draghi di nubi per fogli e miraggi, questo l’ambiente.
Di quel che fa d’ogni topologia un artificio, un costrutto di finzioni. Le artemidi là evocate e descritte non hanno un interno ma nondimeno è all’interno che tutto si svolge, dentro una guaina, un pettorale, una nera tunica, cavità remote ed inaccessibili, impenetrabili per il fatto di esservi già dentro.
Una seconda spiegazione, non peregrina, suggerisce l’idea di un manufatto invisibile.
il testo dunque un fiore qualche volta - nascosto dal gladiolo troppo grande, in un solo corpo lo scatenarsi di orde leggendarie.
Bagni penali della multimedialità ed ergastoli della scrittura, quali passaggi dagli uni agli altri, ci si mettano pure le perniciose influenze delle mode e le coercizioni del mercato.
Scritto in un tunnel fiocamente illuminato, più in là scorre la Roya, lampi su Tenda.
Elementi di geometria, figure regolari ed irregolari, dal punto alla linea, ai poligoni ed al cerchio, linee parallele, divergenti, convergenti, allucinano un conteggio e più ancora un dislocarsi raccontano di una pittura del tutto invisibile là, fuori scena.
Richiami talmudici: gigli o rose mutati in fiamme d’inferno al crepuscolo, all’alba risplendevano nella gloria dei cieli - sette angeli, sette colori, sette fiori, sette squilli di tromba, sette sigilli, sette stelle.
Ed ancora un’altra volta, poiché la bellezza altro non è che il principio di un tremendo che ancora non riusciamo a sopportare, e se tanto l’adoriamo è perché essa serenamente disdegna di distruggerci.
Mansit odor, posses scire fuisse deam. Mi dica cosa ha combinato. Combinato? Mi sono unito alle sirene, in fondo alla cisterna dove vive il re dei nani.
In varianti che interminabili si succedono il procedere della strofa, gli abiti leggeri fradici di pioggia, la vita che danzava nelle mille carezze del desiderio eccetera, l’estate alle porte di che cosa, in due parole che sono una e sono tutte, passi di ritorno: dal luogo del delitto ai luoghi del diletto, una scelta fra noie e troie, quale vecchia figura di decomposizione e raccapriccio che si trasforma nella fanciulla splendente dalle membra inerti come per un’intensa passione e dalle bellissime gambe dentro il petalo del loto, fin qui romance primavera 2003 febbraio 2004.
Strutture prigioniere di altre strutture, ipostasi falliche e teste a dirne una.
15.11.17
dertritte grimm : una serata per riccardo cavallo
Dertritte Grimm
Perché nulla vada perso
Una serata per Riccardo Cavallo
lunedì 20 novembre 2017 - ore 21
Fondazione Casa Delfino
corso Nizza 2- Cuneo
Lunedì 20 novembre 2017, alle ore 21.00 presso la Fondazione Casa Delfino, c.so Nizza 2, Cuneo, si svolgerà una serata dedicata a Riccardo Cavallo, scrittore, artista, critico d'arte e traduttore dal cinese, scomparso improvvisamente il 20 novembre 2016. Nell'occasione verrà presentato il libro "Atto unico in sette intervalli - Dertritte Grimm" che anticipa la futura pubblicazione di un volume antologico degli scritti di Riccardo Cavallo. A seguire, una performance del gruppo di danza "Impresa Odile" e letture di testi di, e per, Riccardo.
Per maggiori informazioni: info@fondazionedelfino.it - www.fondazionedelfino.it
Riccardo Cavallo (Cuneo, 1957-2016), scrittore, artista, critico d'arte, consulente editoriale e traduttore dal cinese, ha pubblicato prose, versi, testi su arte, letteratura e filosofia per diverse riviste e antologie italiane ed estere. Dal 2007 ha curato i blog recognitiones.blogspot.com, recognitiones-ii.blogspot.com, compostxt.blogspot.com, con successiva creazione di folioline.tumblr.com, microblog dedicato a visual poetry, scrittura asemantica ecc. Redattore di eexxiitt.blogspot.com, è presente in vari siti con installazioni verbo-visive ed asemantiche. Nel 2009 ha avviato una propria attività editoriale on-line: issuu.com/recognitiones.
Tra le sue pubblicazioni:
Anonyma, in "Gli occhi dello stupa", anno V, n. 7/8, Torino, 1986
AA. VV., Figure d’arte, Pescara, 1991
Canto della cometa, in AA. VV., L’addomesticamento del bue, Salerno, 1990
Riccardo Cavallo, Cicli del Beccafumi, Boves, 1993
AA. VV., An anthology of asemic handwriting, New York, 2011
AA. VV., Exit, Reggio Emilia, 2013
Impresa Odile: Simona Agnese, Roberta Bernardi, Emiliana Razé, Laura Silvestri. Letture: Marinella Acquaroli, Carlo Razé.
9.12.16
5.11.09
3.11.09
pino mantovani
via pagina.to.it
...a dissoluzione dei generi compiuta, malamente violate le soglie del XXI secolo, altre domande si aggiungono: cosa sono adesso nella pittura il ritratto, l’autoritratto, il mito, l’autobiografa e la biografia, l’anamorfosi l’icona, le facoltà metamorfosanti dello sguardo - e che ne è di quello sguardo? Con la scoperta brutalità che il pittore attribuisce ai suoi modi di procedere saremmo tentati di rispondere: terreni d’invenzione, anzi invenzioni entro una scena che non si manifesta altrimenti che come inizialmente doppia - quella della pittura appunto. E qui si incorre in apparenti tautologie, vale a dire che un quadro è un quadro, vale a dire una superficie colorata(ma lo sono anche una tovaglia o il ripiano di una scrivania, senza per questo essere quadri, si potrebbe obiettare da Wittgenstein in giù) - su tautologie apparenti di questo tipo insisteva già Paolo Fossati a metà dei settanta, accostando implicitamente l’esperienza di Mantovani a quella della Pittura-Pittura o nuova pittura che la si chiamasse, celebrando al tempo stesso, e qui peccava forse di ottimismo, la caduta delle velleità concettual–poveristiche in voga, che davano segnali di crisi, se non di fattuale esaurimento; eppure le cose non andarono così. Né per le sorti discutibili delle arti, da allora ad oggi, né tantomeno per quelle specifiche attraversate dal pittore, a partire da quella astrazione radicale e postpittorica che Aldo Passoni aveva letto come antipittura portatrice di un appello forte proprio ai fascini e ai fastigi della pittura medesima; si aggiunga qui: uno svuotare la scena per farne possibile luogo di apparizioni e attese che non conoscono fretta. Il prima viene poi ed il poi viene prima, così mi suggeriva lo stesso Mantovani...
Riccardo Cavallo
da "Pino Mantovani. La pittura", Bolaffi, 2007, catalogo della mostra "Pino Mantovani. La concretezza del vuoto", a cura di Ivana Mulatero, Torino, Sala Bolaffi, 18 ottobre - 18 novembre 2007
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