...Perché noi ci siamo buttati in un’avventura che ci porta a scoprire i nostri limiti. Per lavorare, per studiare, dobbiamo scoprire i nostri limiti culturali e di sensibilità. Dobbiamo scoprire i nostri limiti inventivi, la nostra difficoltà di crederci artisti. Una volta messi di fronte a tutta questa complessità, bisogna cominciare con pazienza e indirizzare il lavoro. [...] Qualsiasi cosa facciate, che ne so, piantare un chiodo, imparare a piantarlo benissimo, nel miglior modo possibile, ma non perché poi diventerete degli specialisti... dei pianta-chiodi, ma semplicemente perché attraverso lo strumento voi individuerete la qualità. Nel contempo, però, dovete mantenere la vostra innocenza in relazione alle cose esterne. In ogni cosa che facciate, in ogni cosa che leggiate, in ogni cosa che pensiate, in ogni cosa a cui vi applichiate, dovete usare la cura, l’attenzione, la finezza, la profondità con cui un qualsiasi pittore che vedete in un museo e che ammirate si è applicato a fare quel piedino, quella foglia. La stessa cura con cui un filosofo si è applicato a discutere su quell’argomento fin proprio a trovare il punto limite della sua coscienza...
Luciano Fabro, da "Arte torna arte", Einaudi, 1999
Luciano Fabro, In cubo, 1966
